Le bolle di filtraggio sui social: cosa sono e perché é importante che tu lo sappia

Una delle più grosse sfide del marketing e della comunicazione digitale, in questo periodo storico, è riuscire a “penetrare” nelle cosiddette bolle di filtraggio che si stringono attorno agli utenti della Rete. Ma cosa intendiamo per “bolle di filtraggio”?

Con questa espressione si identificano le modalità che si instaurano nei Social per cui tendiamo a leggere e a interagire solo con persone, notizie e Pagine che approviamo e a cui siamo interessati, facendo in modo così, da escludere, consapevolmente o inconsapevolmente, tutte le persone, link, Pagine e informazioni che sono più distanti da noi. Questo tipo di processo viene naturalmente amplificato dallo stesso algoritmo dei Social, che ci propongono, per farci interagire di più e per “accontentarci meglio”, in maggior parte delle informazione a noi assonanti, tendendo invece a nasconderci le questioni dissonanti.

bolle di filtraggio internet 1

rappresentazione grafica da perspectiveix.com

Questo, in poche parole, è come funzionano le bolle di filtraggio, che, attenzione, non sono negative di per sé, anzi, se pensiamo alle migliaia di possibili aggiornamenti che potreste effettivamente vedere su tutti i Social, è piuttosto ovvio che un filtraggio ci deve essere, altrimenti saremmo sommersi di informazioni che non avremmo il tempo di processare e la nostra esperienza-utente sarebbe pessima e probabilmente tenderemmo a lasciar perdere ogni possibile tentativo di interfacciarci online. È da sottolineare che gli algoritmi dei Social tendono ovviamente a volerci rendere felici cioè a darci quello che più ci piace, quello che secondo l’algoritmo stesso, è più semplice che crei engagement.

La “leggenda” della Rete libera e democratica è al capolinea?

Tutto bene quindi? Sì e no. Infatti le bolle di filtraggio sono un problema, e anche piuttosto serio, relativamente al cosiddetto “spazio democratico” libero e aperto che da sempre gli utenti pensano e chiedono che la Rete sia. Un “luogo” in cui tutte le posizioni e tutte le idee possano esprimersi in qualche modo.

Tuttavia, come possiamo intuire, questo spazio libero e aperto ha senso solo se l’accesso alle informazioni è uguale per tutti e se esiste più o meno la stessa probabilità di trovare una determinata opinione rispetto ad un’altra. Se così non fosse, cadrebbe automaticamente anche il concetto di “spazio pubblico” in cui tutti possono discutere. Affinché infatti si possa formare una “sfera pubblica” è necessario che ci sia anche un luogo di discussione aperto e libero (cfr. Habermas “Storia e critica dell’opinione pubblica”, 1961). Se così non è, se quando andiamo in un luogo di discussione, come può essere al giorno d’oggi la “piazza” dei Social (permettetemi questa espressione ormai usurata), ci possiamo confrontare solo con persone e notizie che confermano la nostra idea di mondo, il risultato è che tenderemo a radicalizzare le nostre opinioni, e non potremo quindi più discutere in modo costruttivo con il prossimo.

La Rete come l’abbiamo conosciuta è quindi al capolinea? Molto probabilmente sì, le informazioni saranno sempre più filtrate, sempre più sottoposte ad algoritmi basati sulla storia dell’utente, sempre meno territorio da esplorare, ma “walled garden” curato.

Le elezioni USA come esempio degli effetti delle bolle di filtraggio

Uno degli esempi che più sono stati citati negli ultimi mesi rispetto agli effetti delle bolle di filtraggio è l’esito delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America. Durante la campagna elettorale infatti si sono create due fazioni di elettori talmente dissonanti fra di loro da non avere nessun punto di contatto in comune, rendendo molto difficile per entrambi gli schieramenti raggiungere i potenziali elettori opposti più vicini. Si è inoltre reso praticamente impossibile un passaggio di informazioni fra l’uno e l’altro, con il risultato che anche i mezzi di comunicazione hanno molto faticato a trovare una chiave per raccontare in modo neutrale la competizione.

bolle di filtraggio internet

Questo grafico, elaborato dal MIT, fa vedere proprio queste due fazioni, ricreate attraverso gli account Twitter dei rispettivi supporter di Clinton e Trump. In particolare notiamo che i sostenitori di Trump sono un gruppo molto coeso (la parte rossa del grafico), non avendo praticamente nessun rapporto con i sostenitori dell’altra parte politica, e quindi nessun accesso a informazioni diverse da quelle che potrebbero mettere in discussione le proprie idee. Questa bolla di filtraggio, associata a una informazione partigiana, ha portato alla vittoria del candidato Repubblicano, e a una crescente preoccupazione legata al buon funzionamento della sfera pubblica.

Perché è importante sapere come funzionano le bolle di filtraggio

In un’ottica di marketing e comunicazione è assolutamente fondamentale avere conoscenza di come funzioni la diffusione delle informazioni sui Social e sulla Rete, in primo luogo perché questo è strettamente legato alla nascita dei “fenomeni” della Rete, dei contenuti virali etc, e in secondo luogo perché può permettere di creare una strategia di comunicazione che possa essere vincente.

Essere a conoscenza che per “entrare” in una determinata bolla di filtraggio, che può essere interessante per far crescere il brand in determinate fasce di popolazione per esempio, è importante essere assonanti rispetto a determinate tematiche ed opinioni, può risultare quindi fondamentale.


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Le bolle di filtraggio uccideranno la Rete libera e indipendente così come la conosciamo? E perché è importante saperlo in un ottica di content marketing?
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