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I miti nel digital marketing: come difendersi dalle balle e smontare qualche luogo comune

 

Il digital marketing dovrebbe essere ormai una disciplina consolidata anche in Italia, ma purtroppo, per una serie di ragioni che sono più che altro culturali e generazionali, non sono rare le PMI che ancora non credono nella sue potenzialità.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica: bisogna dirlo, esistono tanti speudo-professionisti che in una qualche misura hanno rovinato e continuano a rovinare il mercato, promettendo risultati che non arrivano in cambio di cifre spesso considerevoli.

C’è poi la solita abitudine italica di “andare per conoscenze”, affidandosi spesso a persone poco preparate, o al famoso “cuggino” che tanto ammorba i gruppi di discussione dedicati ai professionisti.

Le stesse aziende che hanno avuto brutte esperienze, quindi, difficilmente ritrovano la fiducia nel mondo digitale e di conseguenza si appellano a diversi miti del digital marketing, per giustificare il loro scetticismo.

Chi ha lavorato in agenzia lo sa bene: il cliente crede sempre di saperne più di te e questi miti sono difficili da smontare, perché radicati in quel sottosuolo di leggende metropolitane che, come nel detto popolare, a furia di essere raccontate diventano in qualche modo vere.

In questo post vi elenchiamo 8 miti nel digital marketing che abbiamo scovato secondo le nostre esperienze nel mondo della comunicazione online.

Le bugie più inflazionate relative al mondo digitale

1. La comunicazione digitale è solo una moda

Negli ultimi anni la comunicazione digitale è diventata sempre più conosciuta e sono in aumento le aziende che vogliono sperimentare una strategia di presenza online.

Allo stesso tempo, ci sono ancora molte aziende che non si fidano e continuano la propria strategia di marketing tradizionale senza sperimentare la strada digitale per differenti ragioni: una su tutte è che il digital è solo una moda passeggera.

Al contrario, molti esperti sostengono che il digital marketing è il futuro e non una banale moda, e l’incremento nell’utilizzo di internet da parte degli utenti ne è la riprova.

2. Content marketing = Inbound marketing

La credenza popolare sostiene che l’unica cosa da fare per ottenere successo nel mondo digitale è quella di creare contenuti da pubblicare qua e là.

Nulla di più sbagliato! Creare contenuti è solo una millesima parte di una inbound strategy.

Il content è sicuramente molto importante: offre ai vostri clienti/follower informazioni relative ai vostri prodotti/servizi, ed aiuta ad affermare la vostra reputazione online ma per far sì che la vostra strategia digitale funzioni realmente, bisogna abbinare le attività di creazione di contenuti ad altre attività come SEO, al social media marketing, alle strategie di acquisizione lead, all’email marketing e a molti altri fattori.

3. Una strategia digital è solo un costo inutile

Se siete operatori del mondo digitale, quante volte lo avete sentito?

Quando i vostri potenziali clienti vi mettono davanti a questo muro, spiegategli che il ROI sarà visibile su un periodo ancor più lungo rispetto al marketing tradizionale.

Una buona strategia digitale prevede sicuramente dei costi per attuarla, ma se ben studiata, porterà a dei profitti molto più alti rispetto ai canali tradizionali.

4. E’ difficile determinare il ROI in una inbound strategy

Spesso gli increduli davanti alle possibilità offerte dalla comunicazione digitale, asseriscono a molteplici scuse per non affidarsi ad un professionista per la gestione della brand reputation online.

Una tra queste scuse è quella relativa all’impossibilità di misurare i reali profitti ottenuti da una digital strategy.

Falso! Esistono dei tool appositi per valutare ed analizzare i profitti ottenuti con la vostra strategia: uno su tutti è Google Analytics.

5. Avere un sito internet è sufficiente

“Ho già un sito internet, i clienti ora arriveranno da soli”: altro muro innalzato dal cliente anti-digitale.

Ovviamente avere un sito internet non è sufficiente per far sì che i clienti vi trovino su Google.

Nel momento in cui non si lavora su fattori come content marketing, SEO, social media marketing e a tutte le altre discipline che completano una strategia digital, il sito internet resta una macchietta pressoché inutile.

Inoltre, ricordate che il sito internet dovrà essere ottimizzato anche per piattaforma mobile, visto che gli accessi ad Internet sono sempre più frequenti da smartphone.

Un sito internet non ottimizzato per l’accesso mobile, rischia di essere abbandonato con molta facilità dal potenziale cliente.

6. Scrivere qualche post su Facebook è sufficiente

Scrivere qualche post su Facebook ogni tanto non è affatto sufficiente, anzi, può sortire l’effetto contrario.

Molte aziende sono presenti sul social network giusto per esserci: pubblicano sporadicamente qualche post pubblicitario e nel momento in cui riscontrano che, utilizzato in quella maniera, Facebook è totalmente inutile, gettano la spugna.

Anche la presenza su Facebook richiede studio e strategia: non è assolutamente sufficiente creare una pagina ed invitare tutti i propri amici a mettervi il proprio like.

7. Le case study sono inutili

Anche questo è sbagliato.

Per dimostrare ciò che sapete fare al potenziale cliente che vi ricerca online, non dovrete soltanto possedere un bel sito Internet responsive, ma dovrete mostrare al cliente quali sono le vostre competenze.

La creazione di una categoria apposita dove mostrare i vostri lavori e le vostre collaborazioni importanti, è sicuramente un punto di forza.

Per un potenziale cliente, leggere numeri, testimonianze e descrizioni dettagliate, è sinonimo di affidabilità del brand.

8. I social sono solo per uso personale e per gli adolescenti

Assolutamente no, anzi, i social network sono il luogo dove molti potenziali clienti ricercano informazioni riguardo ad un brand prima di procedere con un acquisto.

Se fino a qualche tempo fa le ricerche di un potenziale compratore si fermavano a Google, oggi è diverso: si ricercano le aziende anche sui canali social per verificarne impressioni e recensioni di chi ha già acquistato un prodotto/servizio.

Facebook, essendo il social più generalista, resta quello più utilizzato per questo tipo di ricerche.

Conclusioni

Di miti nel digital marketing ce ne sono un’infinità e in questo articolo vi abbiamo elencato quelli che maggiormente si riscontrano nelle aziende che poco si fidano della strada online.

Voi lettori vi ritrovate in quello che abbiamo scritto? Siete incappati in altri miti?

Raccontateci la vostra esperienza nei commenti.

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