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Qual è il significato di growth hacking?

Prima di parlare della nuova figura professionale del growth hacker, è meglio fare un passetto indietro per comprendere il significato di growth hacking. Citando quanto scritto da Raffaele Gaito nel suo volume Growth Hacker – Mindset e strumenti per far crescere il tuo business, possiamo dire che il growth hacking è marketing, il suo futuro e quello che avrebbe dovuto essere sin dall’inizio. In realtà, questa citazione viene da Micheal Brenner, ex capo marketing del colosso SAP e semplifica in poche parole la rivoluzione che sta avvenendo nel mondo del marketing.

Questa parola (growth hacking) si sta diffondendo a macchia d’olio ed è nata nella Silcon Valley, dove le startup con pochissime risorse dovevano essere in grado di mostrare grandi numeri per coinvolgere e convincere gli investitori. Per ottenere risultati si è reso necessario un approccio data-driven, basato su numerosi esperimenti fino a trovare quello giusto per sfondare.

Insomma, un growth hacker ha un solo obiettivo: quello di rafforzare la crescita di un business e per raggiungerlo ha il compito di provare qualsiasi cosa. Svolge esperimenti di ogni tipo fino ad ottenere la formula vincente: il cosiddetto growth hack.

Cosa fa un growth hacker

Compreso che il growth hacking si basa su esperimenti creati sulla base di dati reali, vediamo nel dettaglio cosa fa un growth hacker. Certo non è uno scienziato pazzo del marketing che gira con chiavette USB e provette in attesa di compiere una magia per la crescita aziendale, bensì è una persona comune che però ha dei plus come lo spirito imprenditoriale, l’essere disciplinato, leader e portavoce, ha estrema familiarità con i dati ed è in grado di gestire interi processi.

Il growth hacker ha una formazione a T, ovvero verticalizzata ma con delle competenze extra che gli permettono di completare la sua crescita professionale verso la multidisciplinarietà. Per questo motivo, un vero growth hacker deve avere curiosità ed una formazione continua che gli permettano di raggiungere risultati concreti.

Il growth hacker è un venditore in grado di comprendere ed applicare le strategie di prezzo, in grado di attivare una strategia di copywriting persuasivo, che conosce i vantaggi dell’outbound e dell’inbound marketing. Il growth hacker è anche un designer che sa disegnare le proprie buyer personas, conosce i principi di UX e UI e sa definire il momento Wow. Allo stesso tempo, però, è anche un marketer che sa combinare i diversi canali per creare un funnel, sa gestire campagne pubblicitarie, sguazza tra Analytics e metriche e, infine, è anche un programmatore che sa applicare i principi di automazione, engeneering as marketing e che conosce gli strumenti e le tecnologie.

Come specifica Raffaele Gaito, l’autore del volume, il growth hacker non è un tuttofare. Anzi, il suo punto di forza è proprio il focus ossessivo su una metrica, anche se perseguito con un approccio olistico. Insomma, l’obiettivo è chiaro ma servono diverse competenze per raggiungerlo al meglio.

Perché il growth hacking funziona

Proprio perché non si fossilizza su semplici nozioni teoriche ma insegna a “sporcarsi le mani” con sperimentazioni atte a raggiungere un obiettivo, il growth hacking funziona.

Sono molte le start-up che hanno applicato al loro interno questa tecnica e che, ad oggi, sono diventate dei veri e propri colossi. Qualche nome? Dropbox, Hotmail, Airbnb, Groupon, Instagram, Pinterest, Snapchat, giusto per citarne alcune famosissime. Il growth hacking ha le sue radici proprio qui: nelle start-up tecnologiche dove era necessario un nuovo approccio al marketing per distinguersi in un mercato sempre più affollato e, per certi versi, saturo.

Altra motivazione per la quale possiamo dire che il growth hacking funziona è perché il growth hacker è una figura professionale con molte conoscenze in campo web marketing, per questo motivo è in grado di individuare i canali giusti per far crescere (realmente) un business. Il growth hacker non è un SEO, nemmeno un SEM e nemmeno un Social media manager, ma ha delle solide conoscenze di tutte e tre le discipline, oltre che ad essere esperto anche in e-mail marketing, A/B test e molto altro.

Il caso più eclatante che ci fa comprendere come il growth hacking stia rivoluzionando il mondo del marketing ci viene dal colosso Coca-Cola. Basti pensare che non molto tempo fa, l’azienda ha sostituito la figura del classico direttore marketing aziendale (Chief Marketing Officer) con un growth hacker (Chief Growth Officer). Il focus principale del CGO di Coca-Cola è quello di far crescere l’azienda sotto tutti i punti di vista, non solo relativamente agli aspetti legati al marketing.

Infine, ultima motivazione per la quale possiamo dire che il growth hacking funziona è perché chi se ne occupa utilizza strategie a basso costo ed innovative. In questo modo è possibile avere la massima resa al minimo costo, desiderio di qualsiasi PMI o start-up italiana e non.

Cosa ci ha insegnato il volume Growth hacker – mindset e strumenti per far crescere il tuo business

Il manuale di Raffaele Gaito, edito da Franco Angeli, ci ha insegnato nel dettaglio come nasce il growth hacking, quali sono le differenze con il marketing tradizionale, come diventare growth hacker e cosa fa nel dettaglio chi svolge questa professione. Possiamo definirlo un volume concreto e semplice che ci ha offerto una panoramica introduttiva come approccio a questa nuova tecnica.

Poiché pare che il growth hacking e la multidisciplinarietà siano il futuro del marketing e non siano una semplice moda passeggera come pensavano molti (almeno inizialmente), consigliamo a tutti voi di leggerlo per comprendere qualcosa di più su una figura professionale sempre più richiesta nel mondo del lavoro. Scritto in maniera molto semplice e scorrevole, l’autore è in grado di coinvolgere il lettore attraverso tanti spunti di riflessione relativi al cambiamento del ramo marketing nelle aziende, consigliando numerose risorse utili per iniziare ad applicare sin da subito tutti i principi della disciplina. Assolutamente da non perdere!

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Per il nostro libro al mese abbiamo letto #growth hacker di Raffaele Gaito e abbiamo compreso come nasce il growth hacking e perché sia il futuro del marketing
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Leevia
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