Francesco Margherita ci fa un’ampia panoramica che spazia dalla SEO, alla semiotica… alle mele!

 

Oggi abbiamo fatto una chiacchierata con Francesco Margherita, consulente SEO dal lontano 2007. Francesco si occupa prettamente di ottimizzazione SEO e posizionamento organico dei siti web, con un occhio sempre vigile alla semantica applicata ai motori di ricerca.

Francesco Margherita non è solo SEO ma è prima di tutto un sociologo ed è anche autore del libro Manuale di SEO Gardening edito da Dario Flaccovio Editore, se non lo avete ancora letto vi consigliamo proprio di farlo…

Ciao Francesco, possiamo definirti un “umanista della SEO”?

«Una delle cose di cui vado più fiero è l’aver contribuito a spostare un po’ l’attenzione verso la SEO dal dominio prettamente informatico a quello sociologico. Oggi non si ragiona più più solo della buona struttura e della pulizia del codice, come non ci si limita a spostare l’attenzione sui contenuti. La sfida è capire il modo in cui Google valuta i comportamenti di navigazione degli utenti, perché è sempre più in base a questi che viene e verrà decisa la rilevanza di un contenuto per una o più intenzioni di ricerca».

Tu sei stato tra i primi in Italia a parlare di semantica applicata alla SEO, ma nel tuo blog (e nel tuo libro) si trovano anche molti studi di semiotica, linguistica, sociologia, insomma cose che di solito i SEO non prendono in considerazione. Ci spieghi come sei arrivato a capire che queste cose contano per Google?

«Google attribuisce valore ai contenuti web sulla base dei significati che sviluppano. Sono molto interessato alla semantica delle associazioni o semantica associativa. Le ipotesi su cui si basano i miei studi riguardano la possibilità che Google riesca a determinare la rilevanza di un contenuto web per un certo ambito di ricerca a patto che sviluppi significati presenti anche in altri documenti web di natura diversa, tuttavia collegati a quello di interesse. Cos’hanno in comune un sito e-commerce di arredamento, un portale sul wedding e un travel blog? Se lo scopri puoi costruire ponti tra ambiti apparentemente diversi, tuttavia legati da un filo rosso, da un significato in particolare».

Secondo te quanto è importante il contenuto, quanto invece sono importanti l’aspetto tecnico della SEO e la link building?

«Un buon contenuto in una buona struttura che riceve buoni voti di fiducia dall’esterno. Che cosa può desiderare di più uno che fa il mio mestiere? Questi tre aspetti concorrono al successo di un progetto web. Escluderne uno o più d’uno per tenere alta la bandiera della link building, della seo copywriting o della seo onsite può rivelarsi limitante. Piuttosto diciamo che ogni progetto ha le sue particolarità. In certi casi sarà più opportuno spingere in una direzione piuttosto che altrove, in altri non ci saranno strade da lasciare intentate».

Quali sono gli elementi fondamentali che Google prende in considerazione per distinguere un buon contenuto?

«Il fatto che risponda bene alle intenzioni di ricerca degli utenti. Un buon contenuto non è solo un buon testo, perché la content relevance NON È la text relevance. Spesso un buon contenuto porta gli utenti a interagire, quindi parliamo già compiutamente di SEO come Search Experience Optimization. Tutta la web usability rientra in questo ragionamento. Vedi come si complicano le cose?».

Quindi, in che direzione sta andando l’algoritmo di Google?

«La direzione è quella dell’attribuzione di rilevanza in base all’analisi comportamentale. Google non riesce ancora a studiare TUTTI i comportamenti degli utenti che navigano TUTTE le pagine web pubblicate, ciò nonostante credo (non abbiamo certezza di questo) che eseguano test a campione, studiando periodicamente il modo in cui gli utenti “consumano” le informazioni proposte dai vari siti web oggetto delle analisi. Spesso vediamo risultati oscillare anche pesantemente nelle pagine di risposta di Google. Magari in quel momento stanno facendo test per capire chi merita un buon posizionamento e chi no».

Quando uscì il tuo Manuale di SEO Gardening, edito da Flaccovio, ricordo diverse ostilità dai “vecchi” del mestiere, abituati a parlare solo di link building e ottimizzazione on page. Oggi pensi di esserti preso qualche rivincita?

«Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono, poi tu vinci».

Nel tuo blog recentemente hai scritto che il tuo modo di fare SEO è “biologico”, facendo un paragone con le mele, ci spieghi cosa intendevi dire?

«Il mio è semplicemente un invito a lavorare ogni giorno per rendere le pagine web che curiamo davvero meritevoli di attenzione da parte del nostro pubblico di riferimento. La fretta ci porta a dare per buoni lavori mediocri e a riempire l’internet di siti web più o meno tutti uguali. A quel punto per ottenere buoni risultati si pompa valore forzatamente con link, ma quella popolarità è artificiale.

Non è che la link building non funziona, ma come per le mele biologiche, il sapore è completamente diverso. L’invito è dunque smetterla di pensare a come rendere più popolare un sito web e concentrarsi su come renderlo migliore. Tutto qui, ci hai mai pensato?».


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