Che ci piaccia o no, appare ormai evidente come la linea di separazione tra i profili “ufficiali” dell’azienda e il sottofondo di post e commenti che la riguardano, si faccia sempre meno marcata.

Le aziende oggi non possono più limitarsi a comunicare attraverso gli strumenti corporate, ma devono anche adoperarsi per ascoltare e rispondere: sui loro canali ufficiali e all’esterno di essi.

Un ruolo importante in tutto questo – sia in senso positivo sia, a volte, in senso negativo – ce l’hanno i dipendenti delle aziende stesse, che possono essere ambasciatori di buona novella o, diversamente da come recita il detto, “portar pena” e contribuire ad innescare eventi negativi.

Questo aspetto, fortemente sottovalutato dalle aziende italiane, può essere quindi un’opportunità (se gestito correttamente) o un rischio (se ignorato).

Il modo migliore per rendere i propri dipendenti consapevoli è quello di creare una Social Media Policy interna all’azienda, dove si spiega in modo dettagliato ai dipendenti quale comportamento tenere sui propri profili privati, soprattutto se messi in relazione con il marchio, con i prodotti o con i profili istituzionali.

Questo documento dovrebbe essere fatto leggere e firmare a tutti i dipendenti, anzitutto per renderli consapevoli di come dovrebbero approcciare i Social in quanto tali, e in seconda battuta, per informarli che potrebbero esserci azioni disciplinari se danneggiano la reputazione dell’azienda o diffondono informazioni riservate.

Social Media Policy: sfruttare le opportunità

I dipendenti possono diventare, se coinvolti e istruiti nel modo giusto, i primi brand ambassador dell’azienda. Ovviamente questo ha molto a che fare anche con le risorse umane e con quanto l’azienda stessa riesce a farsi amare, ma anche con la Social Media Policy, che dovrebbe avere un carattere “formativo”.

Ad esempio, qui a Leevia, abbiamo fornito a tutti i dipendenti dell’azienda un’immagine di copertina brandizzata per il profilo LinkedIn, assieme alla possibilità di scattarsi una foto da utilizzare come immagine del profilo, inoltre, ogni giorno forniamo a tutti un link tracciato da condividere sui loro canali, proponendo di solito un articolo del nostro blog o un aggiornamento quando escono nuovi prodotti o nuove feature della nostra piattaforma.

Tutto questo non è stato imposto, ma semplicemente suggerito, assieme a una breve guida su come compilare al meglio il profilo LinkedIn, inserendo non solo la posizione di lavoro attuale, ma anche gli skills, etc.

Il risultato di questa operazione è che i click provenienti dalle condivisioni dei dipendenti su LinkedIn superano di gran lunga quelli provenienti dal profilo istituzionale. Immagina quindi se un’azienda con centinaia di dipendenti applicasse questa strategia…

Questa è, ovviamente, solo un’idea, ma le possibilità sono davvero molte.

Social Media Policy: ridurre i rischi

Ricordate, qualche anno fa, il caso di Justine Sacco, che aveva twittato una frase razzista durante le sue vacanze in Africa? Oppure il caso del dipendente di Taco Bell’s, che pubblicò una sua foto mentre leccava i tacos prima di servirli ai clienti?

Senza citare il più recente polverone sollevato da Guido Barilla per una sua frase omofoba ai microfoni di Radio24.

I dipendenti possono creare un danno di immagine all’azienda: tanto più ricoprono una posizione alta nella gerarchia aziendale, tanto più questo danno può essere grande.

Per questo è importante creare una Social Media Policy che li informi anche di questi rischi, spiegando loro che, in quanto dipendenti dell’azienda, soprattutto quando associano il loro nome al brand, devono stare molto attenti a quello che dicono.

Evitare frasi razziste, omofobe, pubblicare foto che possono danneggiare il brand o un suo prodotto, parlare male dell’azienda, sono cose che si dovrebbero evitare per una questione di buon senso ma, si sa, il buon senso non è così diffuso. Meglio quindi spiegare ai dipendenti – e specialmente ai manager – quali sono i rischi e a quali sanzioni possono andare incontro se creano un danno all’azienda.

Oltre a far firmare loro una carta (che magari non leggeranno davvero), quindi, sarebbe importante anche prevedere dei brevi incontri formativi, dove spiegare ai dipendenti come possono contribuire al successo dell’azienda sui Social e, naturalmente, come potrebbero danneggiarla. Questo, se fatto nel modo giusto, può migliorare anche lo spirito di appartenenza e di squadra, un aspetto da non sottovalutare, che si somma agli altri vantaggi che abbiamo spiegato in questo post.


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Social Media Policy per i dipendenti: perché dovreste crearne una
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Il modo migliore per rendere i propri dipendenti consapevoli che quello che fanno sui Social Network può essere un guadagno o un danno per l'azienda è quello di creare una Social Media Policy interna, dove si spiega in modo dettagliato quale comportamento tenere sui propri profili privati, soprattutto se messi in relazione con il marchio, con i prodotti o con i profili istituzionali.
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