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Il video, sia esso live, o in differita, sembra essere ormai il mezzo verso cui tutti i Social Network si stanno orientando per offrire all’utente un’esperienza sempre più coinvolgente, stimolante e “immersiva”, tuttavia, anche alla luce della recente news secondo cui Facebook avrebbe ammesso di aver “gonfiato” i numeri sulle riproduzioni dei video presenti sulla propria piattaforma, la discussione sul reale engagement di questa modalità espressiva all’interno dei Social è divampata.

E all’inizio fu Youtube…

Inutile ricordarlo forse, ma la prima piattaforma di video sharing di massa è stata Youtube. Un canale espressivo che in breve tempo è esploso, complice anche la diffusione di una banda larga che permise la possibilità di vedere video a una qualità buona ma soprattutto la possibilità di diventare, per la prima volta e senza dover avere conoscenze tecniche specifiche, produttori e creatori. La piattaforma, tuttavia, ha sempre peccato, e pecca tuttora, di una modalità “sociale” degna della propria fama. Google ha cercato di rimediare solo recentemente, attraverso la possibilità per i canali di poter interagire con il proprio pubblico anche attraverso condivisioni di status e immagini.

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Layout di Youtube del 2008

Un percorso inverso rispetto ai social network, nel quale si inserisce anche l’acquisizione di Famebit, portale che ha lo scopo individuare gli influencer migliori per un certo target e metterli in diretta connessione con i brand. Youtube sta quindi cercando di ritagliarsi uno spazio a partire dalla propria giovane utenza, sia produttiva che ricettiva, per cercare di posizionare la propria piattaforma come quella predominante per raggiungere il pubblico attraverso ambassador, spinta dal fatto che l’utenza premia video specifici, che sono disposti a guardare per una media che arriva a 4 minuti, una eternità, nel web di oggi.

…poi vennero Facebook, Twitter, Instagram…

Gli altri social network, nati per condividere link, foto, status, sono presto sconfinati nel regno, fino a quel momento incontrastato, di Youtube, permettendo di caricare video e condividerli direttamente dalle loro piattaforme. Soprattutto Facebook ha investito e sta investendo moltissimo sui video, siano essi in “on demand” o live. La struttura è però orientata a fare in modo che siano direttamente i brand a comunicare attraverso i video al target desiderato.

Come sapete i video presenti sul newsfeed vengono fatti partire appena l’utente ci si sofferma, senza sonoro e potendo dare in questo modo una grandissima visibilità, che viene sfruttata dai brand con video creati appositamente con testi in sovraimpressione che possano permettere la fruizione del video anche in muto. La possibilità di caricare video è poi stata velocemente inserita anche sulle altre piattaforme, da Instagram (che ha recentemente eliminato la limitazione a 10 secondi) a Twitter, passando per Snapchat, che fonda la propria fortuna proprio sulla condivisione “naturale” di immagini e video con testi sovraimpressi.

Ma qual è il vero engagement dei video sui social network?

La vera discussione per i Social Media Marketer è però quanto effettivamente convenga impostare una comunicazione improntata al video o addirittura al video live, quanto cioè lo sforzo di produzione può essere pagato dal ritorno, ovvero dai click e dalla conversion rate. Innanzitutto quali sono i dati di visualizzazione dei video su Facebook? Secondo Salesforce  la media globale è che solo poco più del 10% degli utenti vede un video fino alla fine, e che ben il 60% non arriva a vederne un quarto.

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Secondo Locowise l’utente si ferma su un singolo video in media per non più di 18 secondi, con un engagement medio calcolato del 5,8%. La cosa interessante è che il 92% di questo engagement è di click sui video, un’azione compiuta per aumentare il volume o per inserire l’HD. Una azione che presuppone interesse dunque.

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Il 78% delle visualizzazioni avviane tramite autoplay

Il video va bene, se usato sulla piattaforma giusta

Utilizzare una strategia di Social Media Marketing che contempli anche l’uso di video è una strategia corretta, ovviamente, a patto che si sappia individuare la piattaforma e la modalità corretta per veicolare i propri contenuti.

Su Facebook o Instagram è preferibile inserire dei contenuti molto corti, della durata non superiore ai 20 secondi, fruibili anche con audio spento e con una buona CTA che rimandi ad una landing page specifica, in grado di convertire le views in lead.

Se invece avete la necessità di veicolare contenuti più complessi e specifici rivolgete la nostra attenzione a Youtube, magari con un piano di marketing che coinvolga la community di influencer che possano essere interessati ad associarsi al brand.

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