Content Marketing: cos’è?

Partiamo dalla definizione del termine Content Marketing:

Tipologia di marketing che prevede la creazione e condivisione di media e contenuti editoriali al fine di acquisire clienti e monetizzare un sito web o un blog. Queste informazioni possono essere esposte in una varietà di tipologie, tra cui news, video, e-book, infografiche, guide, articoli, foto ecc.

La maggior parte dei brand utilizza la creazione e condivisione di contenuti all’interno della propria digital strategy, questo è utile sia per ottenere maggiore visibilità sui social network, che sul web più in generale.

I 6 errori più diffusi nel Content Marketing

Nonostante il Content Marketing sia una formula strategica molto diffusa, non tutti i brand lo fanno in maniera corretta: nel post di oggi vi elencheremo gli errori più comuni in una content strategy e vi spiegheremo come evitarli.

1. Creazione di contenuti random

Spesso accade che quando si crea una strategia basata sul content marketing, manchi proprio la parte di pianificazione e strategia.

Sembra assurdo, ma vi garantiamo che è così: spesso accade che si lavori senza un piano editoriale ben definito, quindi viene a mancare già una buona parte della strategia.

O ancora, navigando in rete, si trovano contenuti che non hanno uno scopo ben definito, senza obiettivi misurabili: i cosiddetti post di scarsa qualità.

Come si può evitare un errore di questo genere? La prima cosa da sapere è che una content strategy prevede di raggiungere degli obiettivi definiti e misurabili.

Quindi, prima di creare un contenuto da pubblicare sul web, sappiate che esso può far parte di una strategia decisamente più ampia che può permettere al vostro business di ampliarsi in termini di visibilità online (e quindi di raggiungere nuovi potenziali clienti).

2. Creazione di tanti contenuti brevi

La vecchia scuola del Copywriting sostiene che sia meglio produrre molti contenuti brevi (200/300 parole) piuttosto che produrne qualcuno in meno ma dalle 800 parole in su.

Il minimo raccomandato da Google per essere trovato dagli utenti è di 300 parole, ma negli ultimi anni sono diventati preferibili i contenuti giudicati qualitativamente alti (utili per i lettori) e composti da un numero di parole di gran lunga superiore alle 300.

Se non possedete una squadra di professionisti che possono creare dei contenuti utili tutti i giorni, il consiglio è quello di pubblicare qualche post in meno ma che possa essere giudicato realmente utile dal vostro pubblico di riferimento.

Come si fa a sapere se un blog post può essere più o meno utile per gli utenti? Attraverso il monitoraggio delle conversazioni sui social network relative al vostro business di competenza.

Per approfondire l’argomento relativo alla lunghezza dei contenuti, vi lasciamo il link al nostro precedente post: “Contenuti lunghi o contenuti brevi: qual è la formula migliore per il tuo blog?“.

3. Mancanza di correlati

Difficilmente in un singolo blog post si riesce ad affrontare tutte le sfaccettature di un argomento, nemmeno se scrivete un pillar article da 5000 parole.

Sfruttare in un piano editoriale la creazione di differenti contenuti legati fra loro da un sottile filo conduttore, e linkarli nei vostri post, spingerà l’utente ad approfondire la lettura del vostro blog.

Linkare ai contenuti scritti in precedenza aiuta a fidelizzare i vostri lettori e più tempo passeranno sulle vostre pagine aziendali, più facile sarà il passo di fidelizzazione verso il vostro business.

Quando pubblicate sul vostro blog aziendale, cercate sempre di trovare uno o più correlati con i quali i vostri lettori potranno approfondire i temi da voi trattati.

4. Esagerare con le parole chiave

Scrivere in ottica SEO è sicuramente importante per farsi trovare sui motori di ricerca, ma è ancor più importante studiare il SEO Copywriting. Il SEO Copywriting prevede la scrittura secondo parole chiave ben definite, ma utilizzate in una modalità che non pesi sugli utenti: le keyword messe in determinati punti del post rendendo il vostro articolo digeribile dal lettore.

In rete non è difficile trovare dei contenuti scritti parole chiave facilmente individuabili e di difficile lettura. Questi contenuti, sono penalizzati dai motori di ricerca.

Cosa significa? Significa che per essere trovati su Google bisogna essere bravi a scrivere in ottica SEO, ma con uno sguardo ben fisso sulla leggibilità e l’utilità del contenuto per gli utenti.

5. Refusi & Co.

Veniamo al tasto dolente quando si pubblicano dei blog post: parliamo degli errori grammaticali.

Siamo tutti umani ed il refuso scappa a tutti, soprattutto nella fretta di concludere l’articolo programmato per il giorno dopo.

Prima di pubblicare un post sul vostro blog aziendale, è obbligatorio rileggerlo molte e molte volte per correggere tutto ciò che non vi convince.

Se potete farlo in squadra è ancora meglio: più occhi fanno un lavoro più approfondito di caccia all’errore.

Gli errori grammaticali, soprattutto quando sono gravi, mettono a dura prova l’immagine di un brand.

6. Non sponsorizzare i contenuti sui social

Il modo più semplice per veicolare visite verso i contenuti pubblicati sul vostro sito/blog, è quello di condividerli sui canali social aziendali.

Ma come fare se il vostro contenuto oggettivamente utile non ottiene le interazioni sperate?

In questo caso bisogna affidarsi alla sponsorizzazione tramite ADS: quindi investire una piccola somma affinché il vostro contenuto ottenga maggiore visibilità.

Non è un segreto che Facebook abbia aggiornato poche settimane fa il suo algoritmo e che ora fornisca meno visibilità organica alle pagine aziendali, il trucco per non perdersi nel marasma social è quello di promuovere i propri contenuti qualitativamente alti e realmente utili per gli utenti.

 


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